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Altri modi per comunicare: CAA

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In questo periodo di pandemia abbiamo riscoperto l’importanza della comunicazione perché è proprio quando ci viene tolta la possibilità di comunicare nei nostri modi abituali, che ne riscopriamo il valore.

Non avere la possibilità di parlare, esercitando quella funzione specifica dell’uomo che è il linguaggio verbale, non significa non potere comunicare. La mancanza di possibilità di comunicare con gli altri ha, infatti, gravi ricadute negative nello sviluppo della relazione, del linguaggio, nello sviluppo cognitivo e sociale.

Ogni bambino impara a parlare perché spinto da un bisogno istintivo di esprimersi e comunicare, ma anche per entrare in contatto con l’ambiente che lo circonda. Normalmente la lingua parlata, per la sua estensione, complessità e funzionalità, rappresenta il canale comunicativo privilegiato. Tuttavia, ci sono persone che non sono in grado di utilizzare i canali classici (verbali e orali) e necessitano di strumenti mirati: succede in presenza di disturbo dello spettro autistico, aprassia del linguaggio, disabilità intellettive.

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COVID-19, pandemia

Come stanno affrontando la pandemia le associazioni di promozione sociale?

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Delle associazioni di promozione sociale in questa pandemia quasi non si parla, per non dire che non se ne parla per nulla. Eppure le ripercussioni le abbiamo avute anche noi e non parlo esclusivamente, benché rilevante, aspetto economico ma anche relazionale e psico-fisico. Sono sicuramente secondarie le conseguenze legate ad un fisico che dopo mesi di allenamento si trova ad interrompere ogni attività (è successo a tutti in realtà per cui non vale la pena lamentarsene ma vi assicuro che se aveste patologie degenerative come il Parkinson o l’Alzheimer sentireste come la malattia ha preso il sopravvento e questo è tutt’altro che secondario) ma ben più importanti sono state le conseguenze a livello psicologico e relazionale. Anziani, in particolar modo, che si sono ritrovati immersi nella solitudine e nell’impossibilità di essere utili ed aiutare il prossimo perché soggetti fragili e a rischio. Noi li abbiamo chiamati i nostri “vecchietti” e vi assicuriamo che sentire le loro deboli voci al telefono non è stato semplice.

Ma quindi, come stanno affrontando la pandemia le associazioni di promozione sociale come la nostra?

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CLUB DELLA RISATA, Yoga della Risata

L’efficacia della risata al tempo del Coronavirus

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Funziona: ma solo se si ride in modo sano!

La risata, anche in un periodo di pandemia come quello che stiamo vivendo, è considerata una medicina antistress che produce effetti chimici sul corpo e sulla mente. Si dice che sia la cura migliore per contrastare l’ansia, superare i momenti difficili e migliorare l’umore. Proprio quello di cui abbiamo bisogno direte voi.

A vantare i benefici della risata non vi sono solo i seguaci dello yoga della risata ma lo sostiene anche la ricerca scientifica che da tempo studia i suoi effetti. I vantaggi, infatti, sono diversi: favorisce il rilascio di serotonina e di endorfine, alleggerendo l’umore e riducendo le sensazioni di dolore o ansia. Una buona risata, quindi, è un elemento di resilienza che permette di attraversare i brutti momenti e cambiare prospettiva con più facilità.

Ma attenzione: non deve esser trattenuta e neppure vissuta come una forzatura.

La risata terapeutica è una risata gioiosa, spensierata, come quella di quando eravamo bambini. Ci permette di lasciarci andare veramente, facendo fluire senza freni inibitori le emozioni. La difficoltà di ridere in modo sano, infatti, sta nel fatto che molti lo considerano esagerato, inappropriato. In realtà c’è solo da guadagnare: si impara ad essere sé stessi e allentare il controllo della razionalità.

E sono proprio le terapie come lo Yoga della risata che “danno il permesso” anche agli adulti di ritrovare una risata liberatoria. La ragione per cui è chiamato così, dal suo ideatore il medico indiano Madan Kataria, è perché si combinano esercizi respiratori dello Yoga (che derivano dal Pranayama) ad esercizi fisici per innescare la risata.

Le sessioni di yoga della risata sono pratiche di gruppo in cui la risata viene stimolata a livello fisico attraverso dei veri e propri esercizi. Si comincia con un semplice riscaldamento, vocalizzazioni, battito delle mani e movimenti del corpo. Il tutto con la finalità di stimolare lo sviluppo di sentimenti di giocosità ed aumentare le riserve d’ossigeno nel corpo e nel cervello, facendoci sentire più energici e in salute.

La respirazione ha lo scopo di allenare i polmoni alla risata, poiché la risata non è altro che un’espirazione profonda. Al centro della pratica c’è la cosiddetta meditazione della risata, il cuore della sessione: è il momento in cui si ride liberamente e incondizionatamente. La risata indotta, attraverso questa combinazione di tecniche, in poco tempo si sviluppa in una risata naturale e spontanea che parte dalla pancia. L’ incontro si conclude con un rilassamento profondo, Yoga Nidra, che riporta in equilibrio tutte le stimolazioni della sessione stessa.

I benefici di questa pratica sono molteplici: inizia adesso, non lasciar passare altro tempo!

Al mattino prendi qualche minuto per te stesso: davanti allo specchio, guardati negli occhi e pronuncia il mantra HoHoHoHaHaHa. Innescherai così una respirazione diaframmatica in cui l’aria entra da sola, ossigena il cervello e attiva subito le migliori energie del nostro organismo.

E quando avrai voglia di ridere in compagnia, partecipa al CLUB DELLA RISATA: un luogo di condivisione interamente dedicato a risate, respirazioni, giochi, relax e molto altro.

Tieniti aggiornato: iscriviti alla nostra newsletter per avere il calendario con le date dedicate al club della risata.

E ricorda: bisogna imparare a ridere nonostante tutto!

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sociale, uovadipasquasolidali

#IORESTOACASA – Andrà tutto bene

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Anche quest’anno la Pasqua è passata ma il surreale momento che stiamo vivendo (chi lo avrebbe mai detto) non si è ancora concluso per cui dobbiamo continuare a persistere nel restare a casa e seguire tutte le indicazioni che ci vengono date.

Nei giorni antecedenti la domenica di Pasqua ci siamo però attivate telefonicamente contattando tutti gli anziani che sono soci dell’associazione per sapere come stanno e se hanno bisogno di aiuto per la spesa o per la farmacia. Le loro voci sono state calorose e affettuose come sempre e grate per aver pensato a loro. Purtroppo la sofferenza non ha i confini terrestri e anche attraverso il telefono abbiamo potuto percepire il dolore dei tanti che presi dall’inerzia del momento hanno peggiorato la loro condizione di salute al di là dell’emergenza sanitaria. Parlo di anziani con patologie degenerative che non potendo più venire in associazione a fare la ginnastica adattata, hanno lasciato campo libero alle malattie di accelerare il loro insano progredire. Avremmo voluto abbracciarli tutti i nostri anziani, ma purtroppo abbiamo potuto soltanto confortarli telefonicamente e rassicurarli sul futuro e sulla ripresa delle attività appena si potrà.

Il periodo di Pasqua però è per l’associazione anche momento di SOLIDARIETA’ e attraverso le Uova di Pasqua Solidali tutta la cittadinanza ha la possibilità di sostenere l’associazione nella realizzazione di nuovi progetti. Quest’anno le donazioni raccolte verranno utilizzate per l’acquisto di materiale per l’avvio, appena sarà possibile, di attività ludico ricreative presso la RSA 5 Torri di Settimo Torinese con cui all’inizio dell’anno abbiamo iniziato la nostra collaborazione. Le persone che hanno partecipato all’iniziativa che quest’anno abbiamo accompagnato all’adesione alla Campagna #IORESTOACASA, sono stati tanti (le uova di Pasqua erano 96 e siamo riusciti a finirle tutte nonostante le difficoltà) e qui sotto potrete vedere delle foto che ci sono state inviate. Le forze di Polizia ci hanno anche sostenuto moltissimo ma per questioni che possiamo capire, hanno preferito non pubblicizzare le loro foto. Li ringraziamo molto ugualmente.

Per concludere, noi ci siamo e siamo attivi lavorando da casa per voi. Per contattarci potete scriverci a segreteria@latraccia.info oppure chiamarci al 392.3518808. 

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Coronavirus … #IORESTOACASA – Andrà tutto bene

In seguito al Decreto del Presidente del Consiglio Dei Ministri – 4 marzo 2020 – Misure riguardanti il contrasto e il contenimento sull’intero territorio nazionale del diffondersi del Coronavirus, valide sino al 3 aprile c.a. siamo obbligati a CHIUDERE E SOSPENDERE tutte le attività aggregative fino almeno a tale data.

Ecco alcune istruzioni e informazioni utili diffuse dalle istituzioni:

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carcere, sociale, volontariato

La depressione in carcere è devastante

Articolo tratto da La Fenice – il giornale dal carcere

Sono trascorsi dieci anni dalla mia carcerazione. Ho visto entrare e uscire tantissime persone dalle carceri dove io sono stato detenuto, e ne ho visti anche morire tanti. Qualcuno l’ho salvato in extremis solo per puro caso, altri invece non li credevo capaci di un simile gesto, forse per una forte depressione, o semplicemente per debolezza, ma di fatto si sono uccisi.
Nel 2012 nel carcere di La Spezia nella mia sezione c’era un ragazzo di circa 20 anni con una piccola pena da scontare e quando stava per uscire eravamo tutti così contenti per lui che abbiamo festeggiato la sua uscita con merendine e aranciata. Due giorni dopo abbiamo letto sul giornale che questo ragazzino era morto, di overdose, sulle scale della stazione ferroviaria.
Ricordo che nel 2013, sempre a La Spezia, c’erano due fratelli che conoscevo da tanti anni, questi due inalavano tantissimo gas in continuazione ed era inutile dirgli sempre: “smettetela, altrimenti fate una brutta fine”. Un giorno mentre passeggiavano nel corridoio uno di loro svenne battendo la teta a terra, aveva la lingua in gola così io stesso gli ho inserito due dita in bocca per estrargli la lingua ma ancora non si riprendeva, così gli ho rovesciato dell’acqua fredda addosso e si è ripreso. Si è salvato per miracolo almeno per quella volta.
Nell’estate del 2014 c’era un ragazzo che era detenuto nella cella di fronte alla mia. Una mattina come tante un assistente mentre fa la conta si accorge che era morto. Si era tolto la vita soffocandosi con il gas fino a farsi scoppiare il cuore.
Nello stesso anno mentre stavo passeggiando nel corridoio mi sono accorto che un ragazzo molto giovane, di 25 anni, era entrato nella saletta ricreativa e mi sono trovato davanti una scena a dir poco spaventosa. Era salito su uno sgabello, si era messo un laccio dell’accappatoio al collo appeso alla finestra e poi aveva rovesciato lo sgabello, ma sicuramente aveva cambiato idea perché stava facendo di tutto per trovare un appoggio da qualche parte per potersi sollevare con i piedi e tirarsi su, ma invano. Così io e il mio compagno di cella ci siamo avventati verso di lui, l’abbiamo sollevato il più possibile e abbiamo cominciato a gridare per chiedere aiuto. E’ stato portato in infermeria ma non è mai ritornato come era prima per i danni riportati dal cervello per la mancanza di ossigeno.
Nel 2017 ero detenuto nel carcere di Genova, un giorno ci mettono in cella una persona dall’apparenza normalissima, di circa 50 anni. Un paio di giorni dopo di mattina presto dal bagno sentiamo arrivare dei gran rumori, ci siamo precipitati e l’abbiamo trovato appeso alla finestra del bagno, aveva rovesciato lo sgabello che aveva usato per salire, e con i piedi aveva colpito ogni cosa intorno. Tutti insieme lo abbiamo sollevato e a gran fatica abbiamo tagliato la corda con un coltello di plastica che avevamo in dotazione del carcere, uno di quelli che non tagliano nemmeno la carta. Lo hanno portato via con la barella e non lo abbiamo mai più visto e nemmeno più sentito notizie di lui.
Nello stesso anno vengo trasferito nel carcere di Ivrea e dopo due giorni il mio compagno di cella mi dice: “Saverio, io non so se tu lo sai ma questa è una cella maledetta perché in questa cella un mese fa si è suicidato un ragazzo, inalando gas con la testa in un sacchetto. Aveva ancora le cuffie all’orecchio quando lo hanno trovato, ascoltava musica”.
Poi aggiunge: “sempre nella nostra cella due anni fa un’altra persona si è impiccata alla finestra del bagno”. Allora gli ho risposto: “tu pensi che ci sia almeno una cella in tutta Italia dove non sia morto qualcuno?”
Sempre qui, nel 2018, un ragazzo è uscito, per andare in una comunità a scontare i suoi ultimi tre mesi di detenzione ma non ci è mai arrivato, perché lo hanno trovato il giorno dopo morto di overdose alla stazione ferroviaria.
A novembre del 2019, sempre in questo carcere, si è suicidato un ragazzo di 35 anni impiccandosi alla finestra del bagno.
Qui nel carcere di Ivrea sono stato per un anno intero in una cella con un detenuto che ha tentato di togliersi la vita per ben due volte; arrivava da un reparto psichiatrico dove era stato tenuto in osservazione, con scarsi risultati, forse perché non aveva niente da curare. Forse quando una persona non ce la fa più si abbandona a sé stesso e vuole solo mettere fine alla sua sofferenza per sempre.

Tanti tentativi, molti morti, diverse motivazioni.
Ma se i motivi sono sicuramente tanti, alcuni uguali, altri diversi, c’è il carcere che li accomuna tutti.

Saverio C.

Alzheimer, benessere, benvenuto 2020, Eventi, Ginnastica Adattata, Hatha Yoga, malattieneurodegenerative, Parkinson, pilates, settimotorinese, Yoga della Risata

Pronti, partenza… è arrivato il 7 gennaio! Si riparte con le attività!

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Rieccoci il giorno seguente l’Epifania che tutte le feste porta via per riprendere con le nostre attività. I giorni e gli orari resteranno uguali per il prossimo trimestre gennaio-marzo, eccoli di seguito:

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benessere, settimotorinese, Yoga della Risata

Yoga della Risata: un nuovo modo di vivere la risata

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Il 10 gennaio 2020 dalle 21.00 alle 22.15 vi aspettiamo per un evento gratuito dedicato a tutti i nostri soci e ai curiosi che desiderano conoscerci sullo YOGA DELLA RISATA.

Per iniziare ad incuriosirvi, con l’articolo di oggi vi diamo qualche informazione nella speranza di vedervi tutti all’evento.

Lo yoga della risata nasce in India , esattamente a Mumbai, dall’idea di uno stimato medico indiano ,dr. Madan Kataria ,che in un parco in una mattina del marzo 1995, con un minuscolo numero di persone ,cercava un metodo per stimolare la risata per scopi terapeutici .Cominciarono nei giorni successivi col raccontarsi delle barzellette  ,ma questo a lungo andare nn fu più sufficiente,allora che fare?

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sociale, volontariato

Perché fare volontariato? Ecco 9 buoni motivi

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Venerdì scorso durante l’assemblea soci annuale abbiamo parlato delle nostre attività di volontariato e delle richieste di collaborazione che abbiamo avuto e allora stamattina mi sono chiesta: Perché le persone vogliono fare volontariato? Da che cosa sono spinte? Cosa cercano? Ho navigato un po’ sul web e mi sono soffermata su un articolo di Vita che elenca 9 buoni motivi per cui le persone decidono di impegnarsi gratuitamente per gli altri. Eccoli di seguito:

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